Alla fine dell’estate, Waimer non sapeva mai se essere felice di chiudere bottega e andare finalmente lui, in vacanza. O se, invece, pensare che ancora un weekend di sole, magari, sarebbe potuto essere un buon modo per arrotondare. Amen, però, ormai era tempo di chiudere: messi gli ombrelloni a posto, spolverati i pedalò e portati negli appositi depositi, e spediti a casa i tifosi, che ormai erano diventati talmente petulanti, nei battibecchi giornalieri, che nemmeno lui aveva più voglia di stare a sentirli.

Aveva salutato il tifoso virtussino, che a inizio estate era perplesso, confuso, non sapeva bene che ombrellone prendere, ed era un misto di rabbia e delusione. Poi, durante le settimane, lo aveva visto un po’ rinvigorirsi, perché alla fine l’amore per i propri colori è qualcosa che va al di là di tutto, ma sempre molto scettico. Va bene la nuova squadra che non gli dispiaceva pur con qualche sbalzo eccessivo tra giovani e anziani, va bene il precampionato tutto sommato incoraggiante. Ma, dietro, cosa ci sarebbe stato? Una società vivacchiante, ambizioni, cosa? Insomma, era meno disorientato rispetto a giugno ma non per questo tranquillizzato. E poi, si divertiva a vedere quello che stava capitando dall’altra parte, con continui proclami su vittorie, ambizioni alla promozione, e successive sconfitte nelle amichevoli. Dai, pensava il virtussino, tutte le volte che si sono autodefiniti favoriti, è finita che abbiamo dominato noi. Sarà così anche in questa occasione, chissà.

Aveva salutato il tifoso fortitudino, che sembrava continuare a vivere in una bolla di euforia. Migliaia di abbonamenti, ancora l’estasi per il finale della stagione precedente – che però era stata solo teoria e poca pratica, alla fine di tutto – e una grande attesa per ricominciare daccapo. Anche se il precampionato stava dando qualche dubbio, qualche giocatore non pareva esattamente in forma, e l’allenatore stava ben evidenziando come non tutto andasse per il verso giusto. Ma non sembrava preoccupato: aspettava il derby, aspettava di potersi vendicare di anni in cantina, e chissà se non avrebbe avuto bisogno di un grillo parlante a ricordargli che, in classifica, si sarebbe partiti tutti dalla stessa posizione, e il passato era, appunto, passato.

E a quel punto, Waimer, aveva salutato lui: volete continuare a beccarvi da qui all’eternità, anche solo per uno scrimmage, o per una dichiarazione di un qualche giocatore? Fatelo pure: sarete Basket City, ci sarete pure abituati, ma almeno aspettate l’inizio del campionato. Poco da fare, però, e forse era lui che non poteva capire, dato che lo chiamavano in causa solo per gli spritz. Fine dell’estate, quindi. Ora i tifosi avrebbero iniziato la vera e propria stagione, mentre lui, finalmente, si sarebbe riposato. E chissà che mondo avrebbe ritrovato, alla fine della prossima primavera.

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