Passato il Ferragosto, Waimer aveva sempre in cuore questa strana idea che da un lato si fosse scollinato verso la fine dell’estate, ma che dall’altro fosse il momento in cui c’era il massimo del lavoro, e la gente arrivata in spiaggia era molto, molto più nevrotica di quella presente in luglio. Forse perchè hanno dovuto aspettare di più per mettersi a mollo, elucubrava, e quindi hanno più pretese. Diversa era la situazione dei due tifosi, dato che lo spartiacque del 15 corrispondeva anche con l’inizio dei raduni delle proprie squadre. E, di riflesso, iniziava un su e giù lungo la A14 per andare ad approcciare i giocatori nuovi, salutare quelli vecchi, e partire con commenti e giudizi. Perchè, questo lo aveva capito, il tifoso era meglio di Paolo Fox o del Mago Gabriel: in base a come si era alzato, anche solo a Ferragosto, aveva già certezze su come sarebbe andata la squadra.

Bavvy – Forse ha ragione il vostro allenatore, quando parla di Porcellini Rosa sempre pronti a criticare qualsiasi cosa capiti. Abbiamo preso il lungo, ha anche un nome che dovrebbe incutere terrore agli avversari (“Slaughter”, roba da heavy metal!), poi capita che altri prendano quel Sims che pareva poter interessare pure a noi, e certa gente non è contenta. Perchè l’altro faceva 20 punti di media in Cina, perchè è più giovane, perchè di qua, perchè di là… Mi verrebbe quasi da chiedermi se non si stava meglio quando venivano firmati i Gilchrist, o quando i trombettieri del vecchio regime ci spacciavano per fenomeni i Conroy. E dall’altra parte mi sembra che stia per nascere un conflitto calcio-cestistico: i simpatizzanti del caffè che inizieranno a sbertucciare gli amanti della mozzarella canadese dicendo noi compriamo, voi no, ricordando i tempi in cui non si sapeva chi avrebbe dovuto o voluto prendere in mano il calcio. Magari dimenticando che prendere Aradori costa un po’ meno che Neymar. Ma non sono affari miei, e nemmeno tuoi, dato che stai felicemente festeggiando lo squadrone che avete fatto.

Piccy – Ecco, appunto, non sono affari tuoi, quindi lasciami pensare a quanto successo in questi due mesi senza rompere gli zebedei. Quindi: noi a fine giugno avevamo la squadra già fatta e finita, o quasi. Forse abbiamo fatto le cose un po’ in fretta, sull’onda della frenesia del voler chiudere tutto (e tutti) subito. Poi di punto in bianco salta fuori che stiamo cercando un lungo, anzi due, discretamente irraggiungibili se poi hanno firmato a latitudini un po’ diverse dalle nostre. Poi invece no, stiamo cercando Cerella che sarà bello e figo, ma di certo lungo non è, almeno come altezza. Infine salta fuori che il mercato è chiuso, e forse non era mai stato riaperto: allora per due mesi cosa è successo? Comunque va bene, quel che conta è che i giocatori si sentano apprezzati e non dei tamponi che verranno promossi solo per mancanza di successive alternative.

Bavvy – Eddai che quest’anno vi andrà fatta bene. Non ci siamo noi come chiodo fisso, non avrete dirigenti, giocatori, sponsor a parlare solo del derby, quindi sarete tutti contenti, felici, e pronti ad una stagione di sole vittorie. Ti chiedo solo di avvertirmi quando sarà il giorno della promozione, che magari evito di andare in giro per il centro. Perchè il problema non è se verrete promossi, vero? Ma solo ricordare la data.

Piccy – Non avevi detto poco fa che non ti saresti messo a farti gli affari degli altri? E poi non avete sempre raccontato che guardare di continuo nel giardino altrui era dimostrazione di inferiorità e pinzillacchere del genere? Allora torna nel tuo caffè, che tanto sappiamo benissimo che alla prima sconfitta farai finta di non aver mai seguito la pallacanestro, o che anzi lo avevi sempre detto, tu, che la squadra non andava bene, e che ai tempi di Lui, con Ginobili eccetera, tutto funzionava meglio. E avrete fatto tanto per venire al Paladozza, e sarete in mille a dire tanto. Film già visto.

Bavvy – Certo, come già visto il film del palasport solo Fortitudo. Bello il discorso del il seggiolino è mio e non vorrei che qualche altro tifoso lo utilizzasse:  avesse inventato questo slogan Sacrati, sarebbe stata la sua fortuna, altro che Comtec e lodi. Però dai, siete ancora in tempo… O al massimo fare una specie di operazione per cui, a fine partita, il seggiolino non lo lanciate in campo in caso di sconfitta, ma ve lo portate a casa per poi riavvitarlo alla partita casalinga successiva. Così che nessuno altro lo utilizzi. E, oltretutto, dato che siete sempre in campo neutro, potreste mettere su delle collezioni di seggiolini.

Nuovamente i due iniziarono a guardarsi male, cosa ormai costante in quella estate di tanto calore atmosferico e anche di risse verbali costanti tra i due tifosi. Waimer non sapeva da che parte schierarsi: qualche giorno prima un sedicente capo di un sito di giornalai era passato per fare una doppia maratona (una specie di gioco di specchi per cui, mentre ne correva una, ne riusciva a correre anche un’altra in contemporanea). Costui si era messo a cantare una roba di tali Iron Maiden, Bring your daughter to the slaughter, e Waimer non l’aveva presa bene. Lui viveva di balli latini e al massimo di Raul Casadei, e quindi era rimasto un po’ scosso.

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