Waimer non era un fanatico di calcio: osservava con simpatia inerziale il Cesena, ma per il resto si adeguava a tutto, e cercava di stare aggiornato solo per non perdere il filo con la propria clientela. E in quei giorni aveva dovuto fare un corso accelerato di VAR, deducendone che era un modo per rivedere azioni dubbie e capire come fosse veramente andata. Ecco, pensò che gli sarebbe servito un VAR per rileggere il due di picche preso dalla fornaia Cresia (nomi che solo da quelle parti, ndr): dicevano che sapeva maneggiare qualsiasi tipo di sfilatino, ma a quanto pare quello di Waimer non era stato di suo gradimento. Chissà, rimuginava, se con la moviola sarebbe riuscito a correggere l’errore. I due tifosi cestofili non se ne interessavano, dato che una cosa simile nel loro mondo esisteva già da tempo, tanto che a uno di loro faceva ancora venire delle erezioni serpentaresche il solo parlare di Instant Replay. E allora, come sempre, trovavano da discutere in altri ambiti.

Piccy – Senti, io capisco benissimo la tua devozione per quello là, però possiamo dire che non è che si parta da favoritissimi agli Europei solo perchè c’è Lui che allena, ok? Scorso anno era stato tutto apparecchiato per farci arrivare alle Olimpiadi, e invece niente. E, ad ogni modo, nessuno che abbia avuto il coraggio di dire che forse anche lui qualche colpa ce l’aveva. No, qui siamo alla presunzione di immortalità. E pensare Ettore Messina a volte sbaglia lesa maestà.

Bavvy – A me sembra che il suo curriculum parli da solo senza doverne chiedere conto tutte le volte, o fare come il vostro allenatore che ad ogni spalancata di bocca ricorda Costa Volpino e Arzignano. E’ il migliore che abbiamo, e non è colpa sua se i giocatori che ha sono quelli che sono o se, come successo un mese fa, la nostra punta di diamante si mette a fare a botte.

Piccy – Certo, certo, come no. Però se da più parti si era sentito dire che questa è la migliore Nazionale di tutti i tempi, e poi nemmeno riusciamo ad essere tra le prime otto in Europa, qualcuno si sbaglia. O si sbaglia chi lo ha detto, o si è sbagliato chi ha messo in campo una realtà di fenomeni non combinando nulla. Non è che le alternative siano tante. Però, sai, provare anche solo a pensare che Lui sbagli non si può.

Bavvy – Adesso casomai riparliamone a fine campionati, va bene? O stai solo cercando di cambiare discorso perchè due o tre cose non ti vanno bene? Tipo che noi siamo già a posto (e in serie A), mentre voi vi siete appena accorti che a Ferragosto, tra una vacanza e l’altra, vi hanno cambiato il logo? Bella roba che siete, avete fatto guerre civili per il numerino di affiliazione, per il nome, per il marchio, e ora vi fanno ‘sto giochino qui. A questo punto cosa farete? Una corsa dai tatuatori per sbiancarvi i bicipiti e correggere la marchiatura?

Piccy – Non ci hanno cambiato il logo, se hai sentito quello che hanno detto. C’è solo una problematica di marketing, merchandising, o come la vogliamo chiamare. Spero solo che da qui non ne nasca una nuova guerra civile su chi “il marchio è mio e ci faccio quello che voglio io”. Ma lasciamo perdere, aspettiamo di vedere come funziona la cosa.

Bavvy – Il fatto resta sempre lo stesso, che attorno a voi capitano un sacco di cose che altrove non capitano. E le maglie non vi vanno bene, e l’inno non vi va bene, e i canotti per Agrigento, e il campo squalificato una volta sì e una pure. A volte penso che noi virtussini per divertirci non dovremmo andare a vedere la nostra squadra, ma metterci semplicemente buoni buoni ad osservarvi.

Piccy – Ecco, andate a vedere la vostra squadra, cosa che fate solo quando vincete a differenza nostra. Perchè poi puoi dire quello che vuoi. Che noi siamo dei fanfaroni confusionari, che Ettore Messina potrebbe vincere qualsiasi cosa anche allenando la squadra del Bagno, ma alla fine resta poi solo questo. Che voi uscite fuori solo quando le cose vanno bene: aspettiamo la prima sconfitta Virtus, va bene? E poi, come fai da sempre, ti metterai a far finta di non aver mai seguito la pallacanestro, e dirai che tornerai solo per l’Eurolega.

Le solite cose, tanto che Waimer stava iniziando a fare il conto alla rovescia per la fine dell’estate: che se ne tornassero nel capoluogo a disquisire di ‘ste cose, lasciandolo in pace con le sue ansie. La moviola in campo: la prossima volta che sarebbe andato dalla fornaia Cresia a proporre il suo sfilatino, si sarebbe portato una telecamera. Da lì avrebbe capito molte cose.

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