L’estate aveva iniziato ad ingranare, lentamente, ma ad ingranare. Waimer si era sentito un po’ sconnesso, con gli arrivi dalla grande città che erano stati uno molto anticipato e dimesso, uno molto ritardato e festoso, benchè – visto da un osservatore pragmatico – senza niente in mano. Gli avevano detto che l’allenatore Fortitudo aveva fatto una scommessa con un ristoratore bolognese, a proposito di una promozione. Ben gli sta – ghignava il bagnino – se avesse scommesso con me non solo lo promuovevano senza nemmeno passare dal via, ma gli davano anche la licenza di Eurolega, quella che da quanto mi raccontano nel 2009 saltò per strani incroci del destino. I due tifosi, intanto, se ne restavano in spiaggia, litigiosi come un tempo. Waimer ricordava gli anni in cui nemmeno loro stessi riuscivano a capire la propria identità (o meglio, la parte biancoblu della spiaggia) e il tifoso virtussino spesso doveva discutere tra sè e sè per mancanza di un dirimpettaio. Ora tutto era tornato come prima, se non fosse per quell’argomento, “derby in A2”, che avrebbe dovuto renderli meno gonfiati rispetto a quando si disquisiva di Myers e Danilovic: ora la sfida era tra tali Spissu e Gandini, ma la cosa li portava ad essere, se vogliamo, ancora più battaglieri.

Piccy – Guarda, io sono qui da due settimane, leggo i giornali da due settimane, ma.. c’è una cosa che non riesco a capire. Anche se siete retrocessi, Vlade Divac lo firmate o no? Sai, da quando ho sentito che era stato avvistato per le visite mediche, mi sono messo ad aspettare il suo esordio con la vostra maglia. Però va bene lo stesso anche in A2? Con cosa lo convincerete? Una quota della Fondazione, due panchetti dedicati al Palasport, un duetto con Andrea Mingardi?

Bavvy – Stai tranquillo, che se ti limiti a godere per questo è perchè alla fine come sempre fate tanto i fenomeni, quelli dell’orgoglio di appartenenza, ma poi le finali le perdete come classico. E allora dovete venire a guardare in casa nostra.

Piccy – Oddio, mi sa che stavolta pisci fuori dal vaso. Chi è che dopo quasi due mesi di silenzio assoluto, di gufate telepatiche pensando ad Agropoli e compagnia bella, è risaltato fuori solo dopo gara 5 di Brescia? Perchè non so se te ne rendi conto, ma la situazione è questa. La grande Virtus, che ha passato gli ultimi 10 anni a pompare la propria infinita essenza, che ha sbandierato il proprio vivaio come fonte della prima squadra e di grandi guadagni, ora è al pari di noialtri. Che un anno e mezzo fa perdevamo con Costa Volpino 2-0 (cit.), che ci facevamo sbertucciare da Cento, che rischiavamo di far esordire Boniciolli con cento punti presi in casa da quelli di Arzignano, venuti qua con le aste per i selfie più che con scarpe da basket e canotte. Ecco, ora siamo allo stesso punto. Anzi, noi siamo messi meglio perchè una squadra fatta e finita ce l’abbiamo già, o quasi. Voi, con tutti i vostri giovani fatti crescere e scappare negli ultimi anni, dovete rimediare con i più infanti del lotto, e con altri presi in prestito altrove. Ecco, fossi in te, almeno stavolta, mi metterei sotto l’ombrellone a fare Sudoku. Che non è un centro moldavo, sia chiaro.

Bavvy – E sai perchè io con te mi diverto? Perchè non cambiate mai, e alla fine l’unica cosa che per voi interessa è venirci dietro. Come se abbiate goduto a perdere in finale per poi aspettare il derby e far dire ai vostri presunti eroi che non vedete l’ora di giocarlo e di vincerlo. Quello con i capelli assurdi che vuol fare il gesto degli occhiali (ma cosa vuol dire, che ci vuole un oculista per spiegare al suo parrucchiere che disastri ha combinato?), quell’altro che dice di essere un intellettuale e che non vede l’ora di regalarvelo. Quello che è appena tornato e che tra culi e conigliere poi però ne ha presi trenta. Ragazzo, ti confido un segreto. Oltre al derby, nella vita, c’è altro. Anzi, non nella vita, nel basket. O volete tornare quelli di tanti anni fa, che i derby li vincevano spesso e poi, spesso, retrocedevano?

Piccy – Voi quest’anno siete retrocessi senza nemmeno bisogno di un derby, quindi zitti e muti. Senti, questa non è la tua estate, capito? Pensa alla tua Fondazione, fatta di gente che si mette insieme solo per spendere meno, pensa alle tue vecchie glorie, pensa al fatto che ora, mi sa tanto, che Bologna Uno siamo noi. E non inteso come radio, sia chiaro.

Waimer guardava incuriosito. Dalla sua Romagna era fuoriuscita la promozione di Forlì, che stavolta forse senza Max Boccio (altra eredità bolognese) una A2 sarebbe anche riuscita a farla. Ma lui non è che fosse poi tanto interessato, nemmeno sapeva se doveva seguire quelli del Palafiera, o Ravenna, o Rimini che si era persa per strada. Preferiva osservare le gare di racchettoni tra procaci diciottenni e poi proporsi come premio per le vincitrici. Senza grandi risultati, ahilui.

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