Waimer li conosceva ormai da un po’ di anni, i due tifosi, e si era abituato ai loro continui litigi che lui, da scarso cestofilo (in Romagna si vive solo di moto a scorreggette), traduceva con “giochiamo a chi ce l’ha più lungo”. In quei giorni i due avevano limitato gli screzi sulle proprie squadre, ma motivi per discutere li avevano trovati comunque: il biancoblu e il bianconero, infatti, avevano in Belinelli e Messina oggetti di sfida.

Piccy – Chissà se qualcuno avrà il coraggio di dire che Sua Santità Ettore Messina è un allenatore come gli altri e non ha il tocco magico e l’infallibilità che voi gli reputate da sempre. Ma voi no: potrebbe anche perdere da Andorra, ma guai a dubitare di lui.

Bavvy – Detto che con quello che ci ha fatto vincere (e che vi ha fatto perdere) potrebbe anche davvero beccarle da Andorra che io lo amerei lo stesso, ma hai visto che squadra si trova in mano? E poi vatti a fidare di Belinelli, che dovrebbe essere la sua prima punta: una partita buona e tre no. Un leader? Un trascinatore? No, uno che tira e basta. E che se non gliela passi come pare a lui non segnerebbe nemmeno con una playstation truccata.

Piccy – A parte che vincere con i fenomeni siamo capaci tutti, ma uno straccio di gioco ce lo abbiamo o gli schemi di Ettore vostro sono delle semplici preghiere da 8 metri? Non abbiamo centri che sappiano due movimenti offensivi. Un romagnolo americano sopravvalutato in regia. Appunto che dovresti metterci qualcosa tu che sei l’allenatore. Facile vincere con Ginobili e Griffith, fallo con Biligha e compagni.

Bavvy – Mi sembra che il curriculum di Messina parli da solo senza che debba spiegartelo io. O credi che in NBA diano spazio al primo che passa? Non è colpa sua se il materiale è quello che è, e ad ogni modo mi pare che lo spirito di squadra sia quello giusto. Lo dice anche il vostro allenatore, che prevedo ripeterà fino a Pasqua il mantra degli infortunati estivi.

Piccy – Perchè il vostro non piangeva? Lo chiamavano Crying Ettore, ma che stai a dire?

Waimer era basito. Aveva l’impressione che i due gufassero la Nazionale solo per accusarsi reciprocamente. Se esistesse una selezione romagnola, pensava, l’avrebbe sostenuta a prescindere. Ma, a quanto pare, nel capoluogo non la pensavano allo stesso modo.

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