Il coach della Fortitudo è stato intervistato da Walter Fuochi su Repubblica.
Ecco un estratto delle sue parole.

Se la partenza con 3 vittorie sia dovuta a una squadra migliore o a un Boniciolli migliore. La squadra. Che ora ha valori tecnici molto superiori. Conta gli anni di carriera…

L’anno scorso era stata definita la favorita per la A1. E non lo rinnego, benchè dirlo avesse soprattutto scopi educativi. Ne riparlerò, perchè sul bilancio di quel biennio, solo una critica malfidente fa finta di non capire. Una finale e una semifinale entrambe perse 3-2, una Supercoppa. E 4800 abbonati, più che ai tempi della grande Fortitudo di Seragnoli. Scelta la strada dei giovani, e ricevuta da loro una dedizione quasi maniacale a lavorare per crescere, abbiamo fatto tantissimo. E se Cinciarini, il rinforzo da playoff, non si rompe un piede in gara1 a Trieste, magari vediamo un altro film. O proviamo a levare Gentile alla Virtus o Cavaliero a Trieste?
Sparare alto negli obiettivi a scopo didattico? Sì, volevo educare a vivere da favoriti giovani atleti non avvezzi a quella pressione, usando criteri diversi dal piagnisteo. Mi sono dato la zappa sui piedi, o facevamo l’impresa o l’asino ero io, ma a 55 anni non mi frega più nulla di fare il paraculo. O di volare basso così poi nessuno rompe i coglioni.

Adesso largo ai vecchi. Ma non era scritto. A marzo avevamo due diversi progetti. O rastrellare giovanissimi azzurri e insistere sulla linea verde, rischiando la A2 a vita, e i saluti e baci di bambini presi a crescere e ad allargarsi le spalle per una carriera altrove, come da scelta loro e dell’agenzia, dopo averci fatto perdere partite più che vincerne. L’altra via era puntare su gente più esperta. Com’è stato. Rifacendo 4800 abbonati. Impensabili, fantastici.

Molti giocatori hanno cambiato tantissime casacche in carriera. Soldati di ventura, vero, però raccolti attorno a un’idea. In estate parlo a tutti quelli che prendo e spiego perchè sono qui. E se un soldato di ventura come Legion scrive su Twitter “ci riproveremo l’anno prossimo” vuol dire che ho fatto centro e trovato chi non pensa solo a soldi e tortellini. C’è un’idea forte, coinvolgente. Salire in A. Vivendo intanto in club da A, che presto avrà uno dei centri più belli d’Italia. Poi, vincerne subito tre è stato oltre le previsioni. La squadra di un anno fa, così nervosamente fragile, un paio le lasciava lì.

Sul seguire i “vecchi” giocatori, Candi, Montano, Ruzzier e Campogrande. Con attenzione e senza polemica, ricordando le tante incazzature reciproche. Mi sono spiaciuti gli addii di Montano e Campogrande, e fossi stato in Matteo sarei andato più lontano che a Ravenna, a misurarmi davvero la fame. Non farò nomi, ma quando proposi ai giocatori di lavorare con Comuzzo sulla crescita individuale, il primo anno c’era ancora un traffico ingestibile, il secondo qualcuno non venne mai. Tu scrivesti di rischi di sazietà, io contavo di no, e la piglio per una sconfitta. Peggio di Brescia o Trieste.

Le favorite per la promozione. Trieste, noi, Treviso, più qualcuna a ovest. Morale: solita lotteria. E una promozione quest’anno e tre il prossimo non mi vanno giù. L’A2 ha nel cassetto grandi realtà, perchè tenerle lì tanto, a rischio che si stufino?

Il valore di Trieste-Fortitudo a fine mese. Tantissimo, e di nuovo non faccio il paraculo, perchè tanti direbbero che i giochi veri si faranno poi. Partita grossa e vera, se prima però battiamo Orzinuovi.

Sul pensiero di allenare la Fortitudo a vita. Vorrei che i miei figli crescessero in una città che adoro. La Effe prima o poi mi manderà via, spero sia a cena, tra gli abbracci. Poi se vita e lavoro coincideranno per più anni, meglio, ma questo mestiere è appeso a un tiro alla sirena. La società è carina con me quando parla di risultato traguardato sul bienno, ma so che è questo l’anno che conta.

Sul non parlare più alla vigilia delle partite. Lo scorso anno utilizzavo le conferenze stampa anche per levare ansie a chi soffriva la pressione. L’attiravo su di me, magari dicendo il contrario di ciò che pensavo, come che la prima fase non conta, perchè sapevo che quella squadra discontinua mai l’avrebbe vinta. Ora alleno gente più strutturata, quella valvola non serve e detesto le banalità da vigilia. Ho avuto il piacere di una mia intervista usata a Coverciano a un corso allenatori per spiegare che coi “faremo la nostra partita” non si va più avanti, e cedo il passo alle pacate analisi di Stefano Comuzzo. Infine, a dirla tutta, m’ero rotto persino io di risentirmi. Parlo dopo, basterà.

(Foto di Fabio Pozzati)

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