Leonardo Candi è stato intervistato da Damiano Montanari su Stadio.
Ecco le sue parole:

Stiamo lavorando molto sulla nostra difesa. Il loro quintetto titolare si basa molto sulle prestazioni dei due americani Bowers e Davis. Dovremo essere bravi a limitarli, aiutandoci molto in difesa.

All’ andata vinse la Fortiitudo (79-73) con un Candi decisivo nel finale. Mentre ora sta attraversando un momento di appannamento. A Jesi fummo bravi a prenderci un buon margine di vantaggio nel secondo tempo, un po’ meno a incassare il loro rientro. Poi, nelle battute decisive, riuscii a rubare palla, a subire un antisportivo e a blindare la vittoria ai tiri liberi. Io protagonista domenica? Cerco sempre di dare il massimo. A Trieste ho giocato dopo quattro giorni di febbre, faticando a riprendermi, anche se questa non è una scusa. Nell’arco di una stagione può starci una partita stona. L’importante è che la squadra vinca».

Come contro Mantova. «Non ho visto il canestro con facilità e ho cercato di mettere in ritmo i mìei compagni, di fare la cosa giusta senza forzare i tiri. Poi nel secondo tempo credo di avene fatto una discreta prestazione rispetto ai primi due quarti in cui ho giocato poco senza esprimermi al meglio».

Boniciolli ha definito Candi “permaloso”. «Ha ragione. Me lo hanno detto anche gli allenatori che avevo avuto in precedenza, è sempre stato un difetto del mio carattere. Ci sto lavorando.»

Dopo il bastone, in allenamento il coach sta usando anche la carota. «Bisogna essere bravi a capire quello che vuole e a metterlo in pratica. Magari la prima volta non riesci a soddisfare le sue richieste. Poi impari. Boniciolli è il primo a farmi i complimenti quando faccio una cosa positiva e a rimproverarmi quando sbaglio. E’ così che deve essere».

La sberla e qualche calcio nel sedere nella scorsa stagione hanno portalo buoni frutti. Sicuramente il coach è uno che ti aiuta a crescere, facendoti capire in cosa devi migliorare per diventare un giocatore di alto livello. Anche se magari a volte è un po’ rude. Io ascolto quello che mi dice. E cerco di metterlo in pratica».

Per diventare un campione. Mi manca ancora la capacità di capire bene cosa fare nei momenti chiave della partita.

Avere accanto Ruzzier aiuta. Con Michele mi trovo benissimo. A volte usciamo a mangiare insieme. Siamo legati dentro e fuori dal campo. E siamo complementari. Di lui vorrei avere la visione di gioco, mentre probabilmente io ho un po’ più di stazza fisica. Ci integriamo alla perfezione».

Si dice che siate la migliore di coppia di play italiani di Serie A e di A2. «Non sta a me dirlo. Dobbiamo continuare a lavorare perchè questa teoria trovi applicazione nella realtà».

L’arrivo di Legion è stato positivo, pur con alti e bassi. Ora si attende una crescita sua e del gruppo. Noi dobbiamo essere bravi a mettere Alex in ritmo partita e lui a entrare subito in confidenza con il canestro. E’ un giocatore dì striscia che, quando entra in ritmo, diventa devastante. Per il testo è un ragazzo simpatico, che fa spogliatoio e che si sta adattando ad un metodo di lavoro a cui non era abituato. Ed è un grande lavoratore; per noi giovani è un esempio, in questo momento di adattamento stiamo facendo di tutto per agevolare il suo perfetto inserimento».

Cresce Legion, cresce la Fortitudo. E Cresce Leo, che ora non gira più con il motorino di famiglia, ma con una bella Ford Ecosport. Mio fratello lavora da Stracciari, è arrivata questa occasione. Rispetto al passato non sono cambiato. Vivo la piazza serenamente, esco con gli amici e quando qualche tifoso mi incontra e mi fa i complimenti, sono contento, Sentirmi amato e non criticato è un grande aiuto quando scendo sul parquet alla domenica».

Ora Leo è fisicamente più grosso. “Ho messo su sette chili di muscoli in due anni. Ora peso 82 kg (per 1.92, ndr) e quando penetro sono più sicuro nei contatti con avversari più «piazzati». Di questo devo ringraziare i miei preparatori atletici: quello dell’anno scorso, Giulio Rubini, e quello di quest’anno, Raoul Parisi.

In questi giorni si è ritirato Basile, uno dei miti di Leo. Significa che gli anni passano. Io suo erede? Prima vorrei raccogliere il testimone da Mancinelli, il nostro capitano e la nostra bandiera, portando avanti il suo esempio in Serie A.

(Foto di Fabio Pozzati)

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