Dopo la stracittadina, diceva Ramagli, ci sarebbe dovuto essere un domani e un dopodomani. Forse però ci si stava dimenticando del dopodomani ancora, ma questa Virtus ha carattere e certezze per recuperare qualsiasi tipo di situazione. E, dopo quasi 40’ in apnea davanti ad una Piacenza menomata dalle assenze di Jones e Formenti, è bastato il primo vagito di Umeh per fare pari e andare al supplementare, per poi dominare in lungo e in largo il secondo overtime in pochi giorni. Niente male, per chi a 5’ dalla fine era sul -8.

Scorie da derby, estraniamento per l’anomala location temporale del lunedì, ma la Virtus non parte esattamente con le idee giuste: si fa 5-2, ma si viaggia a più di una persa al minuto (6 nei primi 4’) e così non serve difendicchiare davanti ad una comunque non prontissima Piacenza per restare avanti. Basta un po’ di Spizzichini per rimettersi in pari, ma continuando a darsi la palla sulle tibie (il persometro va già in doppia cifra a fine quarto) va anche bene chiudere il primo quarto sotto solo 13-11.

Troppo brutta per essere vera e piombata a -10 (15-25), di punto in bianco Bologna si sveglia perché da un lato Spissu torna in campo con la canotta e non con l’iniziale pigiama, e perché Piacenza deve obbligatoriamente dare fiato ad Hasbrouck: il risultato è un break di discreta sonorità, 11-0 e blando sorpasso. Lassie rientra, rimanda i suoi sul +6, Spissu continua il suo momento magico ispirando il nuovo +1 bianconero, ma allo scadere Raspino tira, come si suol dire, da casa sua e mantiene Piacenza avanti, 35-33.

Sbloccati gli attacchi, Lawson da un lato e Infante dall’altro iniziano a far canestro con il telecomando (facile doppia cifra in pochi minuti per entrambi), ma Piacenza scopre la linfa anche di chi è infante con la minuscola, inteso il serbo Dincic, così il vantaggio interno rimane anche dopo l’ennesimo, effimero, +1 virtussino. Troppo ondivaga per restare a galla ma con più talento per non annegare, la Virtus va di nuovo a -9, e in un amen si risolleva, con il sedicesimo di Lawson nel quarto, per il 59-56 Piacenza al 30’.

Altra doppia tripla piacentina a mettere spazio tra le due squadre, mentre gli arbitri danneggiano e compensano tra tecnici e antisportivi. Non si impatta, non si naufraga, ma un po’ di braccino locale dopo il +8 (71-63 al 35’) aumenta le speranze bolognesi. Così arriva finalmente il pari (72 a 110”), ma anche la tripla concessa a Raspino e successiva persa. Prova ad attivarsi Rosselli, manca la difesa su Infante, Umeh si ricorda di essere una punta, Hasbrouck mette due liberi, e ancora Umeh, dimenticato da Piacenza che non fa fallo, che impatta a quota 79. Piacenza non ha idee, supplementare.

Tolta la scimmia dalle spalle, Umeh ne mette un’altra, e poi sono solo triple per una Virtus che ci mette tre azioni per andare a +13 e rendere, di fatto, l’overtime un semplice quanto imprevisto showtime. Quasi senza bisogno di cronaca, increduli per come si è girata una gara che sembrava, davvero, nata per morire sbilenca.⁠⁠⁠⁠ Finisce 83-98, decima vittoria consecutiva e primo posto solitario per la Virtus.

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