Ah, quella estate. Abbiamo già raccontato in un altro amarcord la prima della Virtus 1934, ma è chiaro che non ci fosse solo quello, nel 2003, anzi… Anzi, c’era un Progresso Castelmaggiore che, come descritto, aspettava con motivazioni e sentimenti diversi: da un lato c’era la proprietà, che stava facendo i conti su quanto avrebbe potuto tirare su dalla faccenda Sabatini, dall’altro una squadra che stava andando in chiara crisi di identità. D’altra parte si era iniziata la preparazione come Bignami, con maglie rossoblu e idee per riproporre i miracoli dell’anno prima, e di punto in bianco ci si ritrovò altrimenti vestiti e altrimenti seguiti. La prova fu all’esordio, quando al Memorial Scopa di Ferrara, a metà settembre, il gruppo andò in campo totalmente dimentico di quel che era: fuori Pilutti, reo – pare – di eccessiva fortitudinità, dentro gente come Vitali e Brkic che non sapeva ancora come essere collocata, e Paolo Barlera di cui il Progresso avrebbe voluto ripetere il prestito dell’anno prima, ma che non sappiamo a chi chiederlo, diceva la dirigenza castellana: a quel punto, il problema non si poneva più. Ma spiegateglielo, che le nuove maglie erano bianconere, che quando l’arbitro diceva rimessa Futurvirtus parlavano di loro e non di altri, che in tribuna c’era nientemeno che Sergio Scariolo ad annusare l’aria, e che i tifosi non erano più quei pochi a cui erano stati abituati. Terminò con un ingiusto massacro (76-102, e il tabellino fu questo: Ceresi 5, Venturoli 1, Noferini 0, Brkic 10, Vitali 0, Cummings 21, Masieri 16, Pampani 0, Barlera 5, Harrelson 6, Di Marcantonio 9, R. Giovannoni 3), mentre il giorno dopo, pur sconfitti contro Imola, qualcosa andò meglio: 82-85, e Ticchi a dire “La condizione emotiva è difficile, aspettiamo”. Intanto, i primi acquisti della gestione Sabatini si presentarono: il mediocre McCormack, e un Tony Williams che, a Reggio Calabria, una roba simile l’aveva già vissuta.

Il 28 settembre 2003, il Palamalaguti si riempì attorno a quota cinquemila, chi più chi meno. Noi non molliamo mai, vergava la curva, assieme ad un Un anno col soprannome non cancella la passione che spiegava facilmente come, pur di vedere del basket con una V nera addosso, ci si poteva innamorare anche subito di quei semisconosciuti che, fino a pochi giorni prima, erano pronti ad esordire, contro Pavia, ma al Paladozza, come Castelmaggiore, in tutt’altra dimensione. Partita sofferta, come capitava spesso l’anno prima, poi a sparigliare ci pensarono quelli che dovevano: 14 in un quarto di Leandro Masieri, che con 4 triple ricordò ai tifosi Virtus che lui, l’anno prima, l’armata bianconera di Madrigali l’aveva già battuta due volte (in uno scrimmage, e in una amichevole aperta al pubblico), e poi Vonteego Cummings, pescato dal duo Santucci-Ticchi per fare il Gerrod Abram magari senza le stesse bizze, finendo con Brkic. Vittoria, festa per tutti: “A volte il fritto misto è meglio di altri piatti pregiati ma avariati”, gongolò Ticchi, mentre Vonteego spiegò la situazione:“Sono arrivato come Castelmaggiore, ora è Virtus. Ma a me interessa giocare a pallacanestro, e qualunque sia il nome della nostra squadra è sempre uno sport 5 contro 5. Non importa contro chi giochiamo: noi vogliamo giocare a basket, vincere, per cui sono soddisfatto. So cos’è la Virtus, per cui sono contento di fare parte del processo di ricostruzione. Ho amato il modo in cui il pubblico ci ha sostenuti”.

Durò poco, perché la squadra iniziò a sentire l’eccessiva pressione, e Sabatini decise che c’era da rinforzare la squadra, con arrivi quasi settimanali e inevitabili cessioni. Saltò anche il coach, preparato per un lavoro che si era trasformato, per fare posto ad un Alberto Bucci che non esaltò, a dire il vero. Venne firmata una squadra intera completamente nuova (Zanus Fortes, Li Vecchi, Niccolai, Podestà, Smith, Brunson, Pelussi), la promozione non arrivò, ma intanto i nomi di quelli che vinsero la prima partita del dopo Madrigali erano già entrati, a modo loro, nella storia.

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