Il coach di Treviso Stefano Pillastrini è stato intervistato dal Resto del Carlino.
Ecco un estratto delle sue parole.

Sulla carta mi sembra evidente che Trieste, Fortitudo e noi siano le squadre più attrezzate per vincere il campionato. In realtà però vedo tante squadre che hanno dei quintetti molto forti e che possono emergere se esplode qualche giocatore dalla panchina e questo aspetto ha portato l’equilibrio verso l’alto.
Penso a Verona, Forlì, Ferrara e Udine, ma potrei anche citare qualche altra come Jesi, Ravenna e Mantova. Sono tutte squadre che possono fare molto bene. Sarà quindi un campionato bellissimo ed equilibrato in cui non mi meraviglierò se diversi club che in questo momento sono meno accreditati possano poi sul campo disputare una stagione di vertice.

Sul come è stato impostato il percorso a Treviso. Con la programmazione. E’ stato fondamentale avere una struttura fin da subito: siamo partiti con una società che è stata impostata come se fosse in serie A, con lo staff medico, gli assistenti dell’allenatore a tempo pieno, il preparatore atletico e una organizzazione come se fossimo un club di primo piano e da lì sono stati scelti i giocatori che si potevano prendere con i nostri mezzi. Erano giocatori che potevano crescere lavorando con noi e le cose sono andate benissimo. Il nostro percorso e quello della Fortitudo hanno molti punti in comune.

Sul partire con una straniero in meno. Gli italiani bravi li trovi in estate e per questo ci siamo concentrati su di loro nel nostro mercato. Abbiamo tenuto il visto per l’inverno, quando se devi aggiustare qualcosa diventa difficile andarlo a trovare nella cerchia dei pochi giocatori italiani disponibili, mentre è più facile se puoi valutare tutti gli stranieri.

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