Il coach della Virtus Alessandro Ramagli ha fatto il punto della situazione sulle pagine di Stadio, intervistato da Luca Muleo, e del Corriere di Bologna, a firma Luca Aquino
Ecco un estratto delle sue parole.

Sulla tragedia di Livorno, la sua città. «Sono tornato a casa dopo il torneo di Parma domenica perché le notizie erano preoccupanti. Certe cose hai la sensazione di vederle solo in
televisione, non sotto casa tua. La casa dove è avvenuta la tragedia delle quattro persone annegate è a 100 metri dalla mia. La città è in ginocchio e fa male vederla così. Poi, cerio, bisogna
tornare alla vita di tutti i giorni, ma oggi per i livornesi la vita di tutti i giorni è spalare fango.
Conoscevo qualcuno coinvolto? Personalmente nessuno. Domenica notte quando sono arrivato, il paesaggio era spettrale. Lunedì ho fatto un giro in motorino, perché in auto non era possibile, e lo spettacolo è stato difficile da affrontare. In questo momento la città è piegata in due
.

La cosa migliore di queste settimane. L’atteggiamento. La seconda e la terza settimana di lavoro sono quelle in cui si spinge di più, e nessuno si è tirato indietro. Anzi, addirittura potevamo risparmiarci, nessuno ha pensato di farlo, nemmeno chi ha l’esperienza di autogestirsi. Questa sofferenza ci darà grandi risultati.

Sul fatto che ci sia entusiasmo e responsabilità. Intanto penso che l’entusiasmo ce lo siamo meritato. Abbiamo sputato l’anima un anno fa, ci fa molto piacere, nessuno ci ha regalato niente.
Pressione? La squadra percepisce carica positiva, sente il calore della gente, vede le scale piene per fare gli abbonamenti, legge i numeri sul giornale. Nessuno però ha mal di testa.

Su Lafayette e Slaughter. Sanno come si sta in un gruppo di questo tipo, si sono subito sintonizzati sui metodi di lavoro. Le parole sono belle, ma poi c’è il lavoro e ognuno ha le sue abitudini. Loro si sono immediatamente assuefatti alle metodologie, mi fa capire come tante volte nella loro carriera si siano saputi adattare a stimoli diversi.

Su Aradori in Nazionale. Un giocatore che ha capito il suo ruolo. Sa di avere licenze, e poi responsabilità difensive senza le quali non garantiva le prime. Quello che veniva chiesto lo ha fatto suo, aggiungendo il giusto approccio emotivo.
E in Virtus. Intanto un po’ di riposo. Quindi di essere un giocatore totale per la squadra. Un conto è avere 15′ in Nazionale, altro un minutaggio in un contesto dove hai qualche cartuccia in più e quindi serve una copertura totale del gioco.

Sul fatto che all’inizio servirà pazienza. Io ce l’ho all’inizio, durante e alla fine. Sono cose che fanno parte della pre-stagione. Abbiamo un deficit numerico, bisogna stringere i denti, evitando di spremere troppo chi c’è. Anche se l’equilibrio a volte non basta. A Parma per esempio non volevo creare situazioni a rischio infortunio, in realtà si è fatto male Pajola su un cambio di direzione repentino. Comunque niente alibi o recriminazioni.

Su un eventuale innesto subito. Io sono in campo, posso dare consulenze, fare valutazioni, ma gli aspetti strategici spettano alla società. Quel profilo lo conosciamo. Con l’infortunio di Gentile non è stato possibile sperimentare le cose che volevamo provare, si sa che siamo attenti sul mercato. Ma tempi e modi non li so.
Se si liberasse domattina? Io lo prenderei, però non so se ci siano le condizioni perchè accada. La nostra posizione è stata chiara, gli inciampi non ci hanno permesso di fare quello che volevamo, e sarà così ancora per qualche giorno. Spero che Alessandro Gentile dalla prossima settimana sia con la squadra, nel frattempo a Caserta cercheremo altri passi avanti.

(Foto di Fabio Pozzati)

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