Tutto si è deciso in tre secondi. Prima il canestro pazzesco dell’ex Luca Vitali, poi la pessima gestione dell’ultima rimessa, con palla finita a Slaughter a sei metri dal canestro. Col senno di poi, si doveva cercare di far arrivare palla a un tiratore, e magari non lasciare in panchina uno dei migliori bianconeri in questa specialità, Umeh. In ogni caso, la crisi della Virtus si è aperta così: terza sconfitta in fila e bilancio vittorie/sconfitte negativo. E, cosa ancora più preoccupante, l’andamento ricorrente.

Gli avversari erano tutti di altissimo valore, certo, ma è un dato di fatto che negli ultimi quarti i bianconeri fanno sempre gli stessi errori, facendosi rimontare con distrazioni difensive assortite, e smettendo di giocare di squadra in attacco. E se le tue azioni offensive – in un finale punto a punto – sono degli 1vs5 reiterati, ti capiterà molto spesso di perdere. Il parziale degli ultimi quarti, in sette partite, recita 107-133.
Questo è stato ammesso da coach Alessandro Ramagli, che ieri sera ha parlato esplicitamente di problema mentale su cui intervenire. Ieri, per la cronaca, non sono arrivati nemmeno particolari rimedi per attaccare la zona, che Brescia ha proposto per quasi tutta la partita e contro la quale si è fatta parecchia fatica.

Di certo il coach è il primo a metterci la faccia e a prendersi le responsabilità, anche perché il problema dei finali sta diventando una costante alla quale – per ora – non c’è stato alcun rimedio. E poi c’è anche la questione della lunghezza del roster. Se prima mancava un giocatore di livello (e la scelta di partire incompleti risulta sempre più incomprensibile ogni giorno che passa), dopo l’esclusione di Rosselli la rotazione della Segafredo è ancora più corta, e questo significa che parecchi giocatori arrivano alla fine stanchi e spremuti, aumentando quindi la probabilità di errori o scelte sbagliate.

Su una cosa Ramagli ha senz’altro ragione, ovvero che è meglio che il problema si sia manifestato ora – quando si è ancora in tempo per rimediare – piuttosto che più avanti. Certo, il calendario non ha aiutato, ma al momento i risultati parlano chiaro: la Virtus Segafredo Bologna vale un posto in classifica che va dal sesto all’undicesimo, assieme a Sassari, Cantù, Capo D’Orlando, Cremona e Varese. Per lottare fino all’ultimo per i playoff potrebbe bastare anche così (magari con un acquisto “normale”), mentre se si vuole competere per i piani alti, è evidente che manca qualcosa, o più di qualcosa, a vari livelli. Il trittico Venezia-Milano-Brescia l’ha dimostrato, in maniera impietosa. Dopo Brindisi, domenica prossima, c’è la prima sosta per le Nazionali: se si vuole, quello è il momento migliore per intervenire.

Infine, oggi si parla già di Ramagli in discussione. Viste le ambizioni della proprietà Virtus, e visto anche che la sua conferma in estate non è stata proprio lineare, era prevedibile che al primo vero momento di difficoltà la questione saltasse fuori. Completando la squadra, però, forse molti problemi si potrebbero già risolvere senza bisogno di decisioni drastiche, anche perchè sul mercato non sembrano esserci allenatori di livello “europeo”, sui quali magari si potrebbe programmare anche il futuro. Certo è che se, come sembra, da Cantù è arrivato un secco diniego per Burns, il mercato bianconero è praticamente al punto di partenza.

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