Matteo Boniciolli è stato intervistato ieri a “Extra time” su Radio Rai.

Iniziamo da quando, sulla costiera amalfitana, cambiò qualcosa per lei. “Stavo per essere esonerato da Avellino, feci un lungo giro in macchina, arrivai ad Amalfi dove Cecilia Gasdia stava per cantare. L’orchestra stava provando, poi in un attimo il direttore mise tutti a posto: erano passate ore, e in pochi attimi da distonia si passò a sintonia. Lo spiegai ai giocatori, e cambiarono le cose. Vincemmo la Coppa Italia. A volte ottenere risultati fa piacere: vincemmo a Bologna, contro la Virtus, con la piccola Avellino, una vittoria della società”

Quel viaggio fu un ritorno verso il mare. “Ora da Bologna spesso vado a Rimini. Chi è nato sul mare a volte ha bisogno di tornare davanti a questa prospettiva di infinito.”

Voi fate cene tra amici, con Giorgio Comaschi e non solo. “Ebbi la fortuna, al mio ritorno in Fortitudo, di incontrare questo gruppo molto eterogeneo. Ora ci vado ogni venerdì, mi sembra di essere una comparsa in ‘Amici miei’, gente adulta che per un po’ torna bambina”

Come vive il basket a Bologna, tutta l’attenzione e l’entusiasmo? “E’ e continua ad essere la capitale del basket italiano. La Virtus dopo un momento difficile grazie al lavoro di Ramagli è tornata in A, noi ci stiamo provando. Io l’ho vissuta su entrambe le sponde, e penso sia un grande privilegio che forse le parti mi hanno fatto pagare, ma è un motivo di grande orgoglio”

In uno storico timeout è uscita la frase ‘siamo una squadra di stronzi’. “Da quel giorno chiesi a Sky, che cortesemente mi ascoltò, di non mettere il microfono nel timeout di chi l’ha chiesta. D’altra parte, come disse Giorgio Gaber, se ti cade un martello sul piede non dici ‘perdindirindina’. Eravamo in un momento complicato, eravamo avanti ma rischiammo di perdere l’inerzia, in casa nostra, per una sciocca lamentela con l’arbitro: non dovevo parlare di tattica, ma richiamarli.”

Ha fatto anche altre cose fuori dagli schemi, anche mandare i giocatori a letto senza cena. “C’è amore e solidarietà reciproca. Gli atleti si spendono tanto per impegnarsi, io soffro tanto e cerco in ogni modo di farli migliorare. In questa simbiosi io sono l’educatore, è un privilegio che va guadagnato”

Gli allenatori nello sport spesso non lo fanno. “Come ha detto un grandissimo intellettuale come Gianluca Vialli, qui la vittoria è solo un sollievo, per tutte le pressioni che ci sono attorno. Io non lo riesco a fare, e l’ho pagato: vengo giudicato per quello che dico e non per quello che faccio, e qualcosa l’ho fatto. Ma è l’unico modo che ho per affrontare i miei giocatori in maniera seria e non mediata”

Lei è andato in Kazakistan. “Se ne potrebbe parlare a lungo. E’ un paese recentemente diventato autonomo dall’Unione Sovietica, e il film ‘Borat’ li ha offesi, tanto da commissionare poi un’altra opera, su Gengis Khan. Vivono da 20 anni una situazione politica complessa, alle elezioni si vince con il 95%, ma sta uscendo da grande arretratezza culturare, politica ed economica. E’ un paese grande come l’Europa, abitata fino a poco tempo fa solo da nomadi e ora ci sono petrolio e diamanti: hanno pensato di importare conoscenze dall’estero per migliorare. E io ho visto la steppa dall’alba all’imbrunire. Cosa mi manca di questa esperienza? La nostalgia per queste infinite distese può essere simile a quello che altri chiamano mal d’Africa. Ci sono distorture, centri commerciali e povertà, contraddizioni, ma è un paese che ho apprezzato”

Un suo sogno è quello di avere una edicola. “Per fortuna sono ancora allenatore, rimandando questo sogno espresso subito dopo aver vinto una Coppa Italia. Sarebbe bello essere immersi da scritti e da silenzio, io ho bisogno sia del rumore dei palasport che del silenzio. Phil Melillo ci è riuscito, e mi ha rubato l’idea”

Lo sport si prende troppo sul serio? “E’ la difficoltà degli sportivi. Ormai si investe in modo tale da rendere complicata la vita delle persone. Io leggo i patemi d’animo di Donnarumma, 6 milioni a 18 anni, e l’agente che lo definisce turbato. E’ incongruente, sovradimensionato, qui non c’è il piacere della costruzione, si vuole comprare tutto, come quel presidente che voleva comprare l’amalgama”

Nell’italbasket ci sono allenatori migliori dei giocatori. “Ci sono Scariolo, Messina, Pianigiani, Trinchieri, e produzione di giocatori modesti. Il problema è che ai miei tempi se uno studente andava male il genitore gli dava un calcio nel culo. Ora il genitore prende a calci l’insegnante. Il ministero della Pubblica Istruzione ha tolto la competizione nell’ora di ginnastica per non dare problemi, i ragazzi tornano a casa e se con la Playstation perdono 2-0 resettano la macchina. Non c’è la cultura della sconfitta”

Il podcast.
Extratime

(foto Fabio Pozzati – Fortitudo Pallacanestro)

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