Dopo la presenza a sorpresa e il caloroso benvenuto al PalaDozza in gara 2 della serie fra Virtus e Trieste, Ettore Messina ha incontrato nuovamente i suoi fans e tutti gli appassionati in occasione di Repubblica delle Idee. Tanti i presenti in Piazza Minghetti che hanno sfidato il caldo per ascoltare ancora una volta le parole del coach più amato e vincente della storia della Virtus che non ha deluso le aspettative, parlando di Nazionale e non solo con Walter Fuochi ed Emilio Marrese.

Parlando di Bologna e del suo ritorno al PalaDozza, Messina lo ha ricordato come uno dei campi dove storicamente gli piaceva meno entrare da avversario; lui che non ha mai avuto una visione romantica della sfida fra i due club, ha ribadito che la sfida fra le due bolognesi troppo spesso è andata ben oltre la goliardia (Mi piaceva il coro “dai Messina piangi un po'”) e che per questo ha sempre pensato che non fosse positivo attribuirle un significato particolare. “Ho avuto però anche situazioni in cui mi veniva da ridere, come quando avevo Savic e giocavamo fuori casa al PalaDozza. Lui a quelli della prima fila con le vene di fuori diceva con il suo accento “Guarda che so dove abiti, ti vengo a cercare”. Io subivo, non avevo quella faccia tosta e per questo non ho dei bei ricordi del derby. Ė un evento unico, ma a piccole dosi”.

Sulla partita vista giovedì: “In campo non ho visto due squadre di A2. Ho visto una bellissima partita, con grande tecnica e tattica. Forse solo l’atletismo di alcuni dei protagonisti si può dire che differenzi gare come queste da quelle della finale di A, ma comunque il livello é altissimo”.

Sull’entusiasmo ritrovato del pubblico bianconero. “L’anno scorso i tifosi hanno visto la Virtus toccare il punto più basso, erano tristi e demoralizzati. L’altra sera al PalaDozza ho visto un entusiasmo nuovo e costruttivo e una fiducia ritrovati solo grazie al lavoro che questa società e questa squadra hanno saputo fare in solo un anno. Quando retrocedi nel modo in cui ha fatto la Virtus puoi metterci anni per tornare su. Se otterranno questo risultato in un anno sarà qualcosa di incredibile per tutti, sul piano della solidità e della riconciliazione coi tifosi.”

Il ricordo più buffo con la Virtus? “Era il trofeo Battilani e andai alla mia prima partita come assistente di Bucci, e fui fermato da Andalò che mi guardò e disse “Te cinno dove vai?” Gli dissi che ero l’assistente e lui, “Aspetta che chiedo”. Era l’83 e avevo 24 anni”.

Due battute anche sull’amico e collega Boniciolli: “Di recente Matteo ha dichiarato che uno fra Ruzzier o Candi, due eccellenti giocatori, è il terzo playmaker vivente più forte, e io ho pensato che è un po’ macabra come cosa, a parte che Marzorati e Brunamonti sono ancora vivi… e gli ho detto, “ma cosa volevi dire?” Poi l’altro giorno l’ho sentito e mi ha detto che aveva letto da qualche parte un possibile nome di un mio succcessore in Nazionale. Mi ha mandato un messaggio con scritto “Non mi resta che emigrare in Albania”. Questo è Matteo.


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